venerdì 26 novembre 2010

L'ANGOLO DI FABIENNE

STAMPA E NUCLEARE MANO NELLA MANO NEL MONDO DEL SILENZIO


Avete mai sentito parlare di Vermont Yankee?















Torre di raffreddamento crollata alla centrale Vermont Yankee

C'è da scommettere di no. È una centrale nucleare a Montpelier, (con solo una "l"), nel Vermont, negli Stati Uniti. E' lontano, non è da noi, sarà per questo che non ne avete mai sentito parlare dalla stampa francese. Invece sentite parlare ogni giorno che passa delle operazioni militari in Afghanistan, anche questo è lontano, non è da noi, è normale, certamente.

La centrale nucleare Vermont Yankee è di tipo BWR, o se volete un grosso bollitore di 620 MWe che ha esordito le sue operazioni nel 1972, un vecchio modello di centrale nucleare come ne esistono decine nel mondo, non in Francia, ma soprattutto nei paesi pro-nuclearisti, come gli Stati Uniti dunque, o i paesi dell'ex blocco dell'est. Il governo dello stato del Vermont non si è impegnato, in seguito ad un voto del Senato nel febbraio 2010, a ricondurre il mandato operativo della vecchia centrale nel 2012, quando la centrale avrà 40 anni. Ma perché, poiché il nucleare è talmente sicuro, duraturo ed inesauribile? Perché i responsabili non hanno smesso di nascondere i problemi della centrale.

Una delle sue torri di raffreddamento è crollata il 22 agosto 2007, difficile nasconderlo. Le cause saranno state la ruggine che ha attaccato la fondazione della torre. Ci dicono che non c'è niente di più controllato di una centrale nucleare, allora non c'è di che preoccuparsi.
Ma soprattutto, perde del Cesio 137 che è un puro prodotto della fissione nucleare e non esiste allo stato naturale, e occorrono trent'anni affinché questo elemento radioattivo venga smaltito. Molto certamente senza nessun pericolo per l'ambiente naturale poiché le centrali nucleari sono la risposta ideale al cambiamento climatico, perda la metà della sua radioattività.

Non è tutto. Numerosi test provano che c'è del tritium nel fiume Connecticut nel quale la centrale scarica la sua acqua di raffreddamento. Il tritium è l'uno dei cancerogeni più pericolosi. La centrale era sfruttata al 120% della sua capacità prima del 2007, il che ha sollevato numerose proteste tra gli attivisti locali, senza effetto naturalmente. Per l'operatore della centrale, Entergy, non c'è nessuna ragione di preoccuparsi, la centrale nucleare Vermont Yankee è idonea per continuare a funzionare. La società si appoggia sui rapporti di ispezioni del NRC, la commissione di regolazione ufficiale che ha trovato solo 3 piccole disfunzioni, niente di grave.

Peraltro, Entergy ha sempre affermato che la sua centrale non possedeva nessun tubo in sottosuolo, finché la fuga non fu scoperta. Poi, messa davanti al fatto compiuto, ha adoperato il termine di "sfumature" che sembra essere adeguato per giustificare questa menzogna. Perché no, più sono grosse...

Ah, sì, un'altra cosa, un problema di sicurezza nella centrale è successo nel 2008, ma il pubblico non può essere informato per ragione di... sicurezza. Evidentemente.

Entergy cerca ancora oggi di stendere la sua licenza di sfruttamento a 20 anni supplementari. I periti si affrontano, le ispezioni si succedono, la fuga di cesio 137 scoperta nel febbraio scorso è stata oggi confermata ed occorre pulire i danni, si rattoppano i due tubi traforati che lasciano passare il tritium nel sottosuolo.

Tutto va bene, dormite tranquilli, il nucleare è super tranquillo, non costa nulla, senza pericolo (molto meno del grave pericolo di vedere un uccello colpire una pala eolica, è chiaro ), e in ogni modo, anche se c'era pericolo, non lo sapreste, questione di sicurezza, capite.

Ma davanti al ripensamento dello stato del Vermont a volere prolungare la durata di vita della centrale, ( la VYDA è l'alleanza ufficiale che cerca di fare smontare la centrale), è probabile piuttosto che la società Entergy sia costretta a mettere la mano alla tasca per pulire il sito e smantellare Vermont Yankee. Costo stimato per la società: 40 milioni di dollari. Si può capire che trascina i piedi.

È vero che il nucleare è talmente redditizio, (se si dimenticano le spese di manutenzione, di smantellamento, di processi, di commissioni, di riparazioni e di "coperta" degli incidenti per ragione di "sicurezza", naturalmente). Anche fare tacere la stampa costa: cerco disperatamente degli articoli della grande stampa" su questo argomento, dal New York Times, dal Washington Post o di Time Magazine, niente.

Non vi aspettate di vedere questo post alla una, la pubblicità di Areva disturba un po' negli angoli.

http://www.lepost.fr/article/2010/03/31/2012665_presse-et-nucleaire-main-dans-la-main-dans-le-monde-du-silence-4.html

Traduzione : Fabienne Melmi

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