sabato 10 marzo 2018

ELSA MORANTE



ELSA MORANTE (1912-1985)
Nata a Roma, Elsa Morante trascorse la sua infanzia nel quartiere popolare di Testaccio. Figlia naturale d'una maestra ebrea e di un impiegato delle poste siciliano (Francesco Lo Monaco), alla nascita fu riconosciuta da Augusto Morante, già marito di Irma, e sorvegliante in un istituto di correzione giovanile. Elsa crebbe insieme ai fratelli più piccoli. Il padre naturale Francesco Lo Monaco morì suicida nel 1943. Elsa Morante iniziò giovanissima a scrivere filastrocche e favole per bambini, poesiole e racconti brevi, che a partire dal 1933, e fino all'inizio della seconda guerra mondiale, furono via via pubblicati su varie rivisteIl suo primo libro fu proprio una raccolta di racconti giovanili, Il gioco segreto, pubblicato nel 1941 da Garzanti. Questo fu seguito, nel 1942, da un libro per ragazzi, intitolato Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina. Nel 1936 Elsa Morante conobbe lo scrittore Alberto Moravia, che sposò il 14 aprile 1941, durante la seconda guerra mondiale, per sfuggire alle rappresaglie dei nazisti, Morante e Moravia lasciarono Roma ormai occupata, e si rifugiarono a Fondi, un paesino in provincia di Latina, a pochi chilometri dal mare. Gli anni successivi a Menzogna e sortilegio furono caratterizzati da un accentuato interesse per il cinema, che anche in seguito non l'abbandonò più. Il successivo romanzo di Elsa Morante, L'isola di Arturo, uscì in Italia nel 1957, sempre per Einaudi, riscuotendo grande successo di pubblico e di critica e fù la prima donna a vincere l'ambito Premio Strega. Nel 1962 ne fu tratto anche un film omonimo, diretto da Damiano DamianiMorante e Moravia si separarono nel 1961, senza però mai divorziare. Qualche anno prima Elsa Morante aveva avuto una burrascosa relazione con il regista Luchino Visconti, e in quei primi anni sessanta si era legata al pittore newyorkese Bill Morrow (1936-1962), che morì precipitando da un grattacielo. L'ultimo romanzo di Elsa Morante fu Aracoeli, pubblicato sempre con Einaudi nel 1982. Poco prima della fine della stesura del romanzo, cadendo, si procurò una frattura al femore, che la costrinse lungamente a letto. Dopo l'uscita del libro scoprì di essere gravemente ammalata; tentò il suicidio nel 1983, ma fu salvata in extremis dalla sua governante, Lucia Mansi. Ricoverata in clinica, fu sottoposta a una complessa operazione chirurgica, che però non le giovò molto. Morì nel 1985 a seguito di un infarto.


CANTO PER IL GATTO ALVARO

Fra le mie braccia è il tuo nido, 
o pigro, o focoso genio, o lucente, 
o mio futile! Mezzogiorni e tenebre 
son tue magioni, e ti trasformi 
di colomba in gufo, e dalle tombe 
voli alle regioni dei fumi. 
Quando ogni luce è spenta, accendi al nero 
le tue pupille, o doppiero 
del mio dormiveglia, e s'incrina 
la tregua solenne, ardono effimere 
mille torce, tigri infantili 
s'inseguono nei dolci deliri. 
Poi riposi le fatue lampade 
che saranno al mattino il vanto 
del mio davanzale, il fior gemello 
occhibello. E t'ero uguale! 
Uguale! Ricordi, tu, 
arrogante mestizia? Di foglie 
tetro e sfolgorante, un giardino 
abitammo insieme, fra il popolo 
barbaro del Paradiso. Fu per me l'esilio, 
ma la camera tua là rimane, 

e nella mia terrestre fugace passi 

giocante pellegrino. Perché mi concedi 
il tuo favore, o selvaggio?
Mentre i tuoi pari, gli animali celesti 

gustan le folli indolenze, le antelucane feste 
di guerre e cacce senza cuori, perché 
tu qui con me? Perenne, tu, libero, ingenuo, 
e io tre cose ho in sorte: 
prigione peccato e morte. 
Fra lune e soli, fra lucenti spini, erbe e chimere 
saltano le immortali giovani fiere, 
i galanti fratelli dai bei nomi: Ricciuto, 
Atropo, Viola, Fior di Passione, Palomba, 
nel fastoso uragano del primo giorno... 
E tu? Per amor mio?


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