venerdì 31 maggio 2013

ECO-DESIGN








































Alessandro Saviola, piccolo imprenditore mantovano, è sempre alla continua ricerca di materiali di scarto: legno soprattutto da recuperare e riciclare. Sui loro Tir che battono l'Italia campeggia la scritta "Aiutateci a salvare gli alberi". Il legno strappato alle discariche viene trasformato in pannelli che dopo la ripulitura si meritano il marchio di "ecologico" e che riprendono vita. L'azienda ricicla circa un milione e mezzo di tonnellate di legno all'anno. Ad esempio con il legno preso dalle macerie dell'Aquila sono stati realizzati lettini e tavoli per bambini. 


mercoledì 29 maggio 2013

D3CO

Disfatto contiene un'idea originaria di comfort, ha una forma modificabile che con naturalezza si adegua alle nostre esigenze, cambia aspetto nel tempo e colore nelle stagioni. Ciò che lo caratterizza è una struttura essenziale sulla quale si adagia una sagoma dalle linee morbide, invitante e accogliente che scardina le regole dell'ergonomia ed elogia l'imperfezione. Prodotto da DECO, è completamente pensato, progettato e costruito in Italia con materiali 100% naturali.




martedì 28 maggio 2013

V E R T I G I N E


Sulle Ande c'è un piccolo villaggio che vive isolato da tutto e come unico collegamento usa le teleferiche "fai da te" fatte con una carrucola che viaggia sopra un cavo d'acciaio, unico mezzo per attraversare la valle del Rio Negro: niente strade nè ponti. Per spostarsi ci si affida a una carrucola a strapiombo sul Rio Negro. 60 secondi di viaggio.






Un reportage dettagliato è quello di Christoph Otto, fotografo tedesco che si è recato sulle Ande ed ha provato personalmente questo mezzo di trasporto. Trasporto usato da tutti gli abitanti e dai loro animali per poter andare a scuola, alla messa o al mercato. Si fa così da sempre. I bambini appena compiono sei anni ricevono una corda di juta e una forcella di legno che serve per frenare. Inoltre bisogno stare attenti alle scintille della carrucola sul cavo d'acciaio che non brucino i capelli. Io che soffro di vertigini sarei morta di infarto al mio primo viaggio!!! 




lunedì 27 maggio 2013

IL LUNEDI DELLA LUMACA








































Machinery Clock è l'orologio di Alessandro Zambelli che segna ore e minuti, dando nuova dimensione alla ciclicità del tempo. Io che ho un cattivo rapporto con il tempo e con gli orologi con questo per riuscire a leggere un ora ne impiegherei due!!!




domenica 26 maggio 2013

SENZA TITOLO





...              senti        che         fuori             piove             senti    che     bel                           rumore ...

... il                                 senso                                     del      mio                                  vagare         ...

...           cammina                       per           la                         strada                    leggera             ...

...                                 forse                            ma                             forse                 ma           si   ...

...           senti                       che                           fuori           piove    , che     bel     rumore             ...




sabato 25 maggio 2013

EDNA MILLAY








































EDNA MILLAY (1928-1950)
Edna Millay è stata la più grande poetessa lirica d'America. Nata a Rockland (Maine) nel 1892 e morta nel 1950, fece parlar di sè, oltre che per il suo talento anche per le sue scelte di vita improntate anticonformismo e alla parità con l'altro sesso, e per le sue qualità di attrice e di poetessa, che le valsero il Premio Pulitzer nel 1923. Edna St.Vincent Millay viene descritta come una donna affascinante, ricca di talento, appassionata di teatro e ottima attrice, libera pensatrice e pianista sensibile, affascinante seduttrice e femminista convinta. I versi di Edna venivano letti in tutte le università degli Stati Uniti e apprezzati da molti letterati dell'epoca con i quali la poetessa aveva stretto amicizia. Insignita del Premio Pulitzer nel 1922, premio mai assegnato prima ad una donna. Nata nel 1892, cresce in una famiglia per quel tempo molto anticonformista, con una madre intelligente e aperta ai problemi delle tre figlie. Edna cresce anticonformista e curiosa e si sente spesso oppressa dal luogo in cui vive, ma un giorno, dopo aver acquisito una certa notorietà con le sue prime pubblicazioni, riesce a partire e raggiungere New York. Bella, affascinante, passionale, è senza dubbio una donna libera e indipendente. Irrequieta e sfortunata nei rapporti amorosi, è desiderosa di continui cambiamenti che la conducono in Europa e poi nuovamente negli Stati Uniti. Qui si ammala e diventa più fragile e bisognosa di cure e attenzioni che, fortunatamente, trova in Eugen Jan Boissevain che sposa nel 1923. Si trasferisce con il marito a Steepleton, nello stato di New York, e si impegna politicamente nella questione degli anarchici Sacco e Vanzetti, ma l'esito infelice del suo impegno e le critiche che le arrivano da uomini politici e da alcuni intellettuali la scoraggiano; per un certo periodo, quindi, si ritira a comporre, apparentemente paga della sua poesia e del suo matrimonio. Ma questo periodo dura poco e presto arriva una nuova ventata di passione, nelle vesti di un ventenne poeta, del quale si innamora e al quale dedica vibranti liriche d'amore. Passa il tempo ed Edna, colpita da nuovi problemi di salute, ritorna al marito, alla morfina e all'alcool. La sua fine, in un certo senso spettacolare, non sarà diversa da come è stata la sua vita.

IL FILOSOFO

Cosa sarai mai tu che ti desidero
da rimanere insonne tante notti
quanti i giorni che esistono
a piangere per te?

Cosa sarai mai tu che, se mi manchi,
nell'intreccio dei giorni io resto sempre
intenta al vento
e fissa alla parete?

Conosco un uomo di migliore tempra
e almeno venti altrettanto gentili.
Che cos'hai di speciale tu per essere
il solo che possieda la mia mente?

Le donne non ragionano, si sa
lo dicono anche i saggi
ed io che cosa sono, perchè debba
amare in modo giusto e razionale?

venerdì 24 maggio 2013

DON ANDREA GALLO

La mia ammirazione, la mia devozione per Don Andrea Gallo non mi permettono di scrivere niente, non sono all'altezza per parlare di lui. Non sono all'altezza di raccontare la sua storia, le sue battaglie, di quando è stato a Perugia. Non sono all'altezza di dire che io credo nella sua Chiesa, nel Gesù che lui ci ha proposto durante la sua vita. Non sono all'altezza per dire che se le mie figlie faranno la prima comunione e la cresima è solo perchè so che tra tutta la merda che c'è dentro la Chiesa c'è e ci sono tanti Don Andrea Gallo. Uomini che nonostante le debolezze e gli errori mettono sempre la figura di Gesù al primo posto. Non sono all'altezza e per questo lascio la parola a chi all'altezza lo è.

 

DON GALLO, IN ALTO IL CALICE!

 

Stasera voglio piangere. So che non lo dovrei fare, che lui forse non vorrebbe ma non ce la faccio. Prendo in bocca il toscano, proprio quello che fumava anche lui. Tiro una boccata. L’unico pensiero che mi viene è che domattina parlerò di don Gallo, ai miei ragazzi.
Voglio far finta che non sia successo, che sia uno dei suoi “scherzi da prete” come quando mi scrivevi via mail “non so se riesco a venire” ma poi trovavi sempre la forza per esserci. Racconterò ai miei bambini che abbiamo avuto il grande dono di avere in questo Paese un uomo che è sempre stato dalla parte di chi non aveva voce. Tu, caro Andrea, hai sempre prestato la tua voce. Parlerò alla mia classe di un uomo che ci ha sempre messo la faccia. Ricordi quella volta che sei venuto nella piazza del mio piccolo paese democristiano a sostenere la mia campagna elettorale come candidato sindaco: “Dov’è il parroco stasera, perché non è qui?” urlasti al microfono guardando la canonica.  Tu sei stato un uomo che ha sempre scelto la parresia come quella volta che a Bagnolo Cremasco, mandasti letteralmente a tal paese una signora benpensante che ti attaccava per le tue posizioni in merito alle questioni della vita. Racconterò ai miei ragazzi che tu non parlavi degli ultimi, dei drogati, delle puttane, dei transessuali, dei disoccupati solo dal pulpito ma vivevi con loro, pranzavi con loro, celebravi la messa con loro. In quel salone al primo piano della piccola canonica di San Benedetto al Porto, ti ho incontrato più volte tra un ex detenuto, un ex tossicodipendente. Erano i tuoi compagni di strada. Racconterò ai miei ragazzi che abbiamo avuto un uomo che non ha mai leccato il culo, questa è la parola giusta, a nessun politico, a nessun vescovo o cardinale. Caro Andrea domani farò sentire queste tue parole ai miei ragazzi: “Il potere vuole rendere invisibile qualsiasi diverso, dal detenuto, al migrante, al tossicomane, al rom, all’handicappato. Chi non è produttivo per loro non è persona”. Rileggerò come piaceva fare a te il Vangelo secondo De Andrè e quella lettera che tu scrivesti per lui quando se n’è andato: “E’ per te, canto con te, con tanti ragazzi e ragazze della comunità, che vivono con me nella mia città di mare che è anche la tua. Anch’io ogni giorno come prete verso il vino e spezzo il pane, per chi ha sete e ha fame. Tu Faber, mi hai insegnato a seguirlo non nelle mura del tempio ma tra le strade, tra i vicoli più oscuri, nell’esclusione, nell’emarginazione, nella carcerazione. E ho scoperto con te camminando in via Del Campo che dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. La tua morte ci ha migliorati Faber, il tuo ricordo, le tue canzoni ci stimolano ad andare avanti. (…) E se credete ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza e la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare, verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte e per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti. Caro Faber parla all’uomo amando l’uomo”. Caro Andrea, domattina pregherò con la Costituzione come tu mi hai insegnato, insegnerò ai miei alunni ad “andare in direzione ostinata e contraria” e ancora una volta canterò con te “Bella ciao”. Starò solo da una parte: dalla tua parte.
In alto il calice Andrea. 


dal Fatto Quotidiano di | 22 maggio 2013

DON GALLO, IL TRIBUTO DI GENOVA. COSTITUZIONE, BIBBIA E BANDIERA ROSSA.




L’edizione paolina della Bibbia aperta sul Qoelet. E la Costituzione, sottolineata a penna nei punti preferiti. E poi la bandiera della pace che avvolge l’estremità del feretro. Il cappello nero appoggiato sul vessillo rossoblù del Genoa, la squadra del cuore. Lo striscione del gruppo ‘Pé No Chão‘, gli “educatori di strada” di bambini e bambine delle favelas brasiliane. La maglietta del Giro d’Italia, la numero uno, con la scritta “Genova” sul fondo. Il drappo rosso dei partigiani della Valpolcevera. E fiori, caricature, messaggi, candele. Due registri pieni di firme e messaggi raccolti in meno di 24 ore. E’ anche questo la camera ardente di don Andrea Gallo, anzi, del “Gallo”, morto a Genova il 22 maggio nella stanza dove da giorni era assistito dalla grande famiglia di “Sanbe”, la comunità di San Benedetto al porto, da lui fondata negli anni ’70 per accogliere tossici, prostitute, emarginati in generale, chiunque, drogato o meno, non si sentisse parte di una società esclusiva che respingeva al di fuori i suoi figli meno omologati. Figli che oggi sfilano nella chiesa di San Benedetto per dire “io ci sono” con quel misto di riservatezza e fastidio per tanto clamore di flash attorno alla bara del Gallo. Sensazioni schive proprie dei genovesi o di chi Genova l’ha fatta sua vivendoci. Un uscio stretto con due scritte – “entrata” e “uscita” – a indicare la via al flusso continuo di persone venute a salutare “il don”.
Sfilano i volti scavati dall’eroina. Perché non c’è nessun’altra droga che rode così il corpo e i lineamenti di chi l’assume, mangiando giorno per giorno ogni eccesso di carne e lasciando sulla pelle il marchio perenne del “peccato”. “San Benedetto è la comunità più libera che esista. Non ci sono regole. Ci sei tu e il fuoco che hai dentro di tornare alla vita – spiega D. che con la ‘roba’ ha iniziato a 16 anni per poi smettere poco dopo, ma ricominciare a 28 e di nuovo smettere, questa volta “per sempre” a 32, “grazie al Gallo”, perché “Sanbe è la comunità più difficile dove io sia stato, ma anche l’unica che ha funzionato”. Perché “nessuno ti obbliga a entrare o uscire, ad avere dieci o venti sigarette, a fottere tutti i soldi della cassa comune e tornare a farti”. La porta, a Sanbe, è aperta. “Si entra che si è zero” e “si torna alla vita”. Si cade e ricade anche cento volte, ma “nessuno ti punta il dito contro”. Perché sei arrivato? Nessuno ti ha costretto. Vuoi andare? Vai. Vuoi restare? Resta. Insomma, “tu e solo tu decidi, è la tua partita, la tua vita”.


dal Fatto Quotidiano di del 23 maggio 2013

giovedì 23 maggio 2013

VERMI GALLINE E SCIMPANZE



La favola musicale Vermi Galline e Scimpanzè è un percorso di Educazione Musicale che trae spunto da ritmi, strumenti e sonorità africane. Da qui l'idea di creare strumenti materiali utilizzando materiale di recupero con i quali i bambini animano e partecipano ritmicamente alle canzoni. Il progetto si propone di approcciare anche una canzone in lingua swahili. Mentre in Like a chimp si metterà in relazione la fisicità del bambino con quella dello scimpanzè giocando con lo schema corporeo. L'evento patrocinato dal Comune e dalla Provincia di Perugia, dalla Regione dell'Umbria, dall'Università degli studi e dall'Arpa regionale vedrà la sua realizzazione finale in un coro che canterà le canzoni, animerà teatralmente con azioni mimico/gestuali i testi, suonerà gli strumenti a percussioni inventati e giocherà ritmicamente con il proprio corpo. Il coro sarà sostenuto nella parte narrativa da un attore professionista che racconterà la storia.




Un grande coro composto da bambini e ragazzi delle scuole materne ed elementari che durante l'arco dell'anno scolastico sono stati coinvolti nel progetto presenteranno a tutta la città questa proposta musicale alla presenza delle istituzioni cittadine e di Jane Goodall in persona. La manifestazione oltre all'evidente intento didattico, ha lo scopo di raccogliere fondi per la Casa dei Bambini di Sangwanika in Tanzania, un orfanotrofio finanziato dal Jane Goodall Institute. A tale scopo tutti i bambini partecipanti saranno coinvolti in un mercatino di giocattoli usati: i bambini porteranno i loro giochi che metteranno a disposizone per una pesca di beneficienza che si terrà in Piazza il 2 giugno. Il ricavato andrà a sostegno dell'iniziativa. Si tratta di un modo simbolico e concreto per partecipare in modo attivo ad un progetto di grande levatura: un progetto di pace. 

Io ci sarò, vi aspetto...





mercoledì 22 maggio 2013

FRANCESCA ROSSI MIRABASSI




Francesca è una donna entusiasta e entusiasmante, piena di amore per la vita, per i bambini e per la musica. In quello che fa mette tutta se stessa per questo tutto quello che fa le riesce. Io ho conosciuto Francesca a scuola dove viene una volta a settimana a fare Educazione Musicale. E' in queste lunghe mattinate che ho avuto l'opportunità di conoscere insieme ai bambini la storia di Jane Goodall. L'abbiamo ascoltata, cantata e suonata come se si trattasse di Alice nel paese delle Meraviglie e la nostra meraviglia più grande è stato scoprire che quella bimba ormai anziana esiste davvero. Ed è stata proprio Francesca a volere Jane Goodall a Perugia. Francesca ha lavorato a questo avvenimento per mesi creando contatti e lavorando con centinaia di bambini affinchè l'incontro con Jane diventi un vero e proprio evento per tutti quelli che la incontreranno.



 
Non è stata un'impresa facile. Jane Goodall passa la sua esistenza di signora ottantenne viaggiando 300 giorni l'anno per raccogliere fondi a sostegno degli scopi che il Jane Goodall Istitute sostiene. Chi vuole Jane Goodall si deve fare carico dei suoi progetti. Si tratta di reperire una somma minima di €. 10.000,00 da inviare a sostegno del Jane Goodall Institute Italia che si occupa del mantenimento di un orfanotrofio in Tanzania. Francesca però non si è data pervinta ed alla fine ha ricevuto una bella risposta dal Sindaco di Perugia Wladimiro Boccali che ha deliberato la somma minima per averla qui.




Sarà quindi Francesca Rossi Mirabassi, ad organizzare l'evento Jane in Umbria 2013 e a portare "in piazza" 800 bambini che il 2 giugno, alla presenza della scienziata, narreranno e canteranno la storia di Jane Goodall. Francesca è autrice con Filippo Fanò (musica) delle canzoni che compongono il nuovo cd della casa discografica per bambini Egea Small. La favola su Jane Goodall, "Vermi, galline e scimpanzé" scritta da Mirko Revoyera, ha già conquistato il mio cuore e quello dei bambini delle scuole di Perugia e siamo tutti pronti per la manifestazione.






martedì 21 maggio 2013

JANE GOODALL

























La piccola Jane adora esplorare la natura, arrampicarsi sugli alberi, vivere con gli animali. Bimba curiosa, entusiasta e testarda, si sente parte di un mondo da amare e proteggere. Il suo sogno? L'africa e gli scimpanzè. Dopo aver lavorato in un pub per pagarsi un viaggio in nave per l'Africa e essersi dichiarata disponibile al lavoro duro (e gratuito) presso gli scavi di un sito archeologico sotto il sole africano, Jane viene notata e le viene affidato il primo grande incarico, l'osservazione degli scimpanzè. 








































La storia di Jane è vera e ci insegna che la curiosità e l'amore per il mondo sono i principali motori di ogni scoperta. Jane Goodall è una delle figure di riferimento per la cultura scientifica e di pace di questo secolo: dopo aver dedicato la prima parte della sua vita allo studio degli scimpanzè e della natura ha deciso di offrire le sue conoscenze, la sua popolarità e la sua grandissima levatura scientifica e morale a progetti umanitari e di salvaguardia del pianeta. Ha fondato così il Jane Goodall Institute presente ormai in tutte le parti del mondo. 



 









La storia di Jane è meravigliosa, qui in Italia è poco famosa ma basta oltrepassare le alpi perchè diventi una delle persone più importanti e più conosciute dalla gente. In Inghilterra si trovano anche libri per bambini in cui si racconta la sua storia attraverso il disegno. Una donna che ormai alle soglie degli 80 anni non finisce di stupire per la sua energia e vitalità. Una storia che dà una speranza reale, chissà se ancora i sogni, se perseguiti con amore e perseveranza, possono portare a dei grandi risultati.




lunedì 20 maggio 2013

IL LUNEDI DELLA LUMACA



Cristina De Agostini e Federico Pezzini, insieme dal 2006 sono pieni di idee geniali. Guardando il loro sito si percepisce che dietro il loro lavoro c'è tanto divertimento!!! Ecco un modo molto carino per attaccare bottone!!!



sabato 18 maggio 2013

BABY LIFE





In casa dei nostri bambini sono ormai abituata a trovare dei cavallini a dondolo, in plastica o in legno, che si muovono con l'ausilio di batterie o che hanno bisogno dell'aiuto dei bambini. Insomma ce ne sono davvero per tutti i gusti.




Non avevo però mai visto un elefante!!! Un elefante per inventare giochi ed avventure o più semplicemente per sedersi. Si tratta della sedia-gioco Eames Elephant disegnata da Ray e Charles Eames addirittura nel 1945 oggi prodotta da Vitra.



venerdì 17 maggio 2013

PORTOBELLO





A Modena, il Centro servizi per il volontariato inaugurerà prima della fine del mese l'Emporio Portobello, un supermercato solidale per famiglie in difficoltà economica e per disoccupati. L'Emporio metterà a disposizione delle tessere con dei bollini che permetteranno di fare gratuitamente la spesa nell'arco dell'anno. Chi usufruirà del servizio dovrà andare, almeno una volta la settimana, a lavorare come volontario presso la struttura. Un modo di raccogliere bollini in modo dignitoso. Il progetto durerà due anni e per il momento i nuclei a cui si darà un aiuto sono 450 scelti dai servizi sociali del Comune. Andando nel sito troverete il modo di dare una mano anche voi.



giovedì 16 maggio 2013

VESTIRSI DI ORIGAMI





Che mi diletto con gli origami ormai lo sapete tutti!!! Ecco perchè voglio mostrarvi questi bellissimi abiti di Issey Miyake. Vestirsi di origami è romanticamente geniale.







mercoledì 15 maggio 2013

WASBAR






Dries & Yuri sono due ventenni che in Belgio hanno deciso di aprire una lavanderia automatica. Ma invece che aprirne una orribile ed anonima hanno avuto l'idea di aprirne una dove fosse piacevole passare un paio d'ore e che diventasse anche luogo di incontro. 























Il risultato è stato Wasbar: lavanderia dove si può fare colazione, andare dal parrucchiere ed ascoltare la musica. Inoltre la sera Wasbar rimane aperta e si trasforma in locale per concerti. 








lunedì 13 maggio 2013

IL LUNEDI DELLA LUMACA








Nelle panche di Francesco Martinelli creatività, arte e passione si incontrano. Una storia iniziata dal desiderio di prendere un oggetto ‘abbandonato’ e dargli nuova vita, trasformandolo in un oggetto di grande valore. La seduta nella foto è Gala: realizzata da un'antica traversina ferroviaria italiana.








sabato 11 maggio 2013

PET & COMPANY


Ogni anno si volge il campionato mondiale di tassidermia ovvero l'arte di imbalsamare gli animali morti, utilizzandone pelle, penne, squame. Un gruppo di esperti giudica le tre categorie in gara: campioni, professionisti e debuttanti. Gli italiani sono sempre tra i migliori al mondo. E chi lo avrebbe mai detto?!?!?!?




venerdì 10 maggio 2013

L'ALBERO DEI GELATI



In Lombardia è nata una piccola catena di gelaterie davvero speciale. Vengono infatti utilizzate solo materie prime bio prese da produttori italiani e in alcuni presidi Slow Food come il Pistacchio di Bronte e lo zafferano in stimmi dal Marocco. La grande novità sta però nella preparazione di gusti salati come quelli al gorgonzola o alla mimosa. Io che vado matta per i gelati artigianali dovrò assolutamente provarlo!!!

www.alberodeigelati.it



giovedì 9 maggio 2013

OINK BANK



Da piccola avevo un piccolo salvadanaio dove mettevo i soldi che mi regalavano i miei nonni per i compleanni o per il Natale. Per anni essendo piccola vi mettevo solo i soldi senza saper mai come spenderli. Ogni tanto immaginavo chissà quale cosa bella ci avrei potuto comprare: una bici nuova, una tuta da judoca o la maglia della juventus come quella di mio fratello. Poi un giorno a pranzo arrivò mio padre che parlando con mia mamma diceva che un suo amico aveva bisogno di un piccolo prestito (a quasi venti anni di distanza non ricordo il motivo ma doveva essere qualcosa di molto grave) e decisero insieme con quale cifra potevano aiutarlo. Io non esitai, corsi in camera e presi il mio salvadanaio, e lo diedi a mio padre. Da allora non ho più messo soldi da parte in vita mia ma magari con questi bei salvadanai potrei anche ricominciare!!!





mercoledì 8 maggio 2013

HAPPY FOOD






























Quando qualcuno riesce ad unire cucina e fotografia io vado sempre in estasi. Ecco perchè oggi vi segnalo il blog e le foto di Julie's Kitchen.






martedì 7 maggio 2013

DECOUPARNIA



Il decoupage non mi è mai piaciuto molto. Ma dopo aver scoperto Decouparnia ho cambiato idea!!! Ecco cosa scrive Fiammetta Bruni, ideatrice di Decouparnia:

"Con questo termine inesistente ho voluto significare e rendere attuale la tecnica di decoupage, applicando immagini sobrie e fashioniste, leggere e fresche,  su oggetti di mobilio  e accessori di moda;  ne ho voluto scoprire una  interpretazione moderna e applicazione nella moda e nel design. Le differenze si colgono immediatamente: generalmente nel découpage si utilizzano immagini di figure intere (angioletti, animali, casette, etc.) su uno sfondo omogeneo dipinto prima, a fare da base. Nel découpismo, le zone sfondo non esistono, le immagini anzi si fondono e si sovrappongono stratificandosi, talvolta coprendosi, così da lasciare intuire la traccia di un viso, di  una bocca, uno scritto, a volte scoprendo o coprendo frasi che hanno attinenza con le figure che si intravedono, si intuiscono, si scoprono e ricercano". 




lunedì 6 maggio 2013

IL LUNEDI DELLA LUMACA








































"una zebra a pois"... cantava Mina... 

Un orologio a pois da indossare in questa primavera maggiolina!!!
Buona settimana a pois a tutti.






sabato 4 maggio 2013

L'ANGOLO DI FABIENNE

FUKUSHIMA: "DOBBIAMO ASPETTARCI UN AUMENTO IMPORTANTE DELLE PATOLOGIE CANCEROSE".






 



















 
14/03/13 - Bruno Chareyron, ingegnere in fisica nucleare, due anni dopo la catastrofe nucleare di Fukushima Daiichi, il responsabile del laboratorio indipendente della Criirad (Commissione di ricerca e d'informazione indipendente sulla radioattività) fa il punto sulla radioattività in Giappone, e le sue conseguenze sulla popolazione, con la partecipazione del suo partner giapponese Wataru Iwata.


Due anni dopo la catastrofe di Fukushima, quale è la situazione sul posto?
La contaminazione è sempre importante a livello del suolo. Il cesio 137 che è stato depositato principalmente durante il mese di marzo 2011 sarà radioattivo per ancora molto tempo. La sua radioattività sarà difatti ridotta per metà solo fra 30 anni. Questo cesio emette degli irraggiamenti gamma molto potenti che possono attraversare le porte, le finestre ed i muri delle abitazioni. Al momento in cui parliamo, centinaia di migliaia di persone nella prefettura di Fukushima, ma non solo, subiscono delle dosi di radiazione nettamente superiore a quelle che sono considerate normalmente come tollerabili.

Questa radiazione si trova a quale livello?
La dose massimale oltre la quale i rischi sono considerati troppo importanti è in principio di 1 milliSievert / anno. Ora, le autorità giapponesi hanno fissato una norma venti volte superiore di 20 mSv / anno. Concretamente, al di sotto di questa dose, i giapponesi che vivono nelle zone contaminate non vengono evacuati.


Quanti giapponesi sono esposti quotidianamente ad una radioattività potenzialmente pericolosa?
In Giappone, milioni di persone subiscono quotidianamente un'irradiazione superiore alla norma. E centinaia di migliaia di giapponesi sono ancora vittime di un'irradiazione considerata in principio come inaccettabile. Dopodichè dipende dalla vita quotidiana di ogni giapponese : quanto tempo la persona passa fuori, davanti alla sua abitazione e nella sua abitazione.


Disponiamo già e disporreremo nel futuro di dati affidabili sull'impatto sanitario di questa catastrofe in Giappone, come nel resto del mondo?
Possiamo essere estremamente preoccupati sulla questione. Il rapporto dell'OMS sulla valutazione delle dosi è a tal proposito molto criticabile. Il metodo di calcolo delle dosi di radiazione non tiene in considerazione una serie di vie d'esposizione di radiazione come la radioattività legata allo xeno, tuttavia molto presente durante i primi giorni. Per di più l'OMS non valuta correttamente le dosi di radiazione legata all'ingestione, dimenticando di integrare gli alimenti più contaminati.

La tendenza generale è a minimizzare l'esposizione radioattiva reale della popolazione. Dobbiamo fare in modo che la popolazione disponga di dati affidabili su questa radiazione, subita nelle prime settimane e subita poi quotidianamente a causa di questo incidente. Certi abitanti della prefettura di Fukushima e di altre prefetture, sono stati esposti a dosi inaccettabili che sarebbero potute essere minimizzate se fossero state prese velocemente delle misure adatte.

La decisione di evacuazione su solamente 20 km intorno alla centrale era evidentemente nettamente insufficiente. La tiroide di centinaia di migliaia di giapponesi è stata esposta a delle forti dosi radioattive, mentre questa esposizione sarebbe potuta essere abbassata molto distribuendo loro semplicemente delle pastiglie di iodio, il che non è stato fatto. Queste lacune sono state criminali perché queste persone soffriranno nel futuro di multiple patologie.

E il peggio è che il Giappone continua a lasciar vivere queste persone nelle zone ancora molto contaminate. Le misure che abbiamo realizzato in Giappone nel 2012 su una casa individuale, a quanto sembra decontaminata, provano che la decontaminazione è impossibile. Malgrado 3 mesi di decontaminazione intensa, i decontaminatori avendo lavato ogni sasso al carsher ed tagliato i rami degli alberi della collina di fronte, la radioattività era ancora 2 a 6 volte superiore alla norma ammissibile.

Capite perché le autorità giapponesi autorizzano progressivamente migliaia di giapponesi a reinsediarsi nelle loro abitazioni situate nelle zone in principio contaminate?
È molto inquietante. Autorizzare delle persone che hanno già subito delle dosi molto importanti a ritornare a vivere su dei territori ancora molto contaminati è inaccettabile. Queste persone continueranno ad essere irradiate sia all'esterno sia dentro alle loro abitazioni.

Quanto tempo occorrerà affinché questa decontaminazione avvenga naturalmente in queste zone ancora inquinate?
Parecchi decenni.

 
 

Quali sono le conseguenze sanitarie per queste centinaia di migliaia di giapponesi esposti?
Tenuto conto delle dosi che hanno subito queste persone, e particolarmente tanti ragazzi giapponesi, possiamo aspettarci nei prossimi anni, di registrare un rialzo importante di numerose patologie cancerose (tiroide, leucemie, ecc.) e non cancerose, perché queste radiazioni perturbano l'insieme dell'organismo, nel sistema digestivo, nervoso o ancora cardiovascolare. E queste radiazioni provocano anche dei problemi genetici, come lo si è già constatato su certi gruppi di mammiferi che vivono intorno a Tchernobyl, vittime di un instabilità genomica. Occorre che queste popolazioni possano disporre dell'aiuto finanziario per rifarsi altrove una vita. Se una legge è stata votata in questo senso in Giappone, mancano ancora i decreti di applicazione che permetterebbero ai giapponesi che lo desiderano di allontanarsi da queste zone ancora contaminate.


Fonte: http://www.enviro2b.com/2013/03/14/fukushima-il-faut-sattendre-a-une-hausse-importante-des-pathologies-cancereuses/
Tradotto per Biancheggiando da Fabienne Melmi.

venerdì 3 maggio 2013

PING PONG




























Ve l'ho mai detto che sono una campionessa di ping pong?!?!?!? Nella mia piccola casa ci starebbe sicuramente bene il tavolino disegnato da Huzi, tavolino che all'occorrenza diventa un campo da gioco. 




giovedì 2 maggio 2013

L'ALBERO DELLA SPERANZA








































L'unico sopravvissuto allo tsunami in Giappone nel 2011, ha quasi 200 anni. Si tratta naturalmente di un albero, un pino per la precisione: l'unico rimasto di una foresta di 70mila alberi a Iwate a nord di Fukushima, dove morirono 19 mila persone. Per questo era stato ribattezzato "miracle pine". Purtroppo qualche mese fa il pino dei miracoli è morto. I giapponesi però lo hanno tagliato e riassemblato con una spina dorsale in carbonio e rimpiantato là dove sorgeva, con una gabbia-scultura alta 27 metri: simbolo della ricostruzione. 





mercoledì 1 maggio 2013

TODD BORKA




Un illustratore francese ed i suoi splendidi piatti. Buona festa cari amici lavoratori, buona festa e buon riposto!!!


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