sabato 8 settembre 2012

L' ANGOLO DI FABIENNE

Dopo la pausa estiva torna puntuale la rubrica di Fabienne Melmi sul nucleare. Anche se in Italia abbiamo votato NO al nucleare, credo che sia un tema che vada comunque approfondito e seguito molto da vicino. Anche perchè una centrale nucleare con dei problemi di fuoriuscita causerebbe danni anche a noi.

 

NEL CUORE DEL KAZAKISTAN IRRADIATO

 
Vicino a Semipalatinsk, l'URSS fece esplodere 468 bombe atomiche dal 1949 al 1989. Tuttavia il sito resta aperto e... abitato.  

 

"Là, là! Vedete il cartello stop? È il limite del poligono, l'inizio della zona vietata. Non lo vedete?" All'orizzonte, non c'è altro che la steppa del nord del Kazakistan, immensa superficie di erba gialla cosparsa di neve. Ma Bolatbek, professore di disegno del villaggio di Sarjal, insiste, e si finisce per distinguere, un palo nudo caduto nella neve,, senza la minima iscrizione.

È l'unica delimitazione visibile per indicare il poligono nucleare dove, dal 1949 al 1989, l'unione sovietica fece esplodere un totale di 468 bombe atomiche, 125 in superficie e 343 sotto terra, fece peraltro 130 prove di cui 91 atmosferiche, in New-Zemble, un'isola a nord della Russia. E ancora, questi pali sono recenti, spiega Bolatbek. Secondo le nostre informazioni, gli autorità kazakhes vorrebbero stoccare qui dei rifiuti nucleari adesso. È per questo motivo che si preparerebbero infine a chiudere la zona." 

"Nessuno ci caccia da qui"  

Ad Astana, la capitale del Kazakistan, che ha ereditato il  poligono dopo l'esplosione dell'URSS, il ministro dell'ambiente , Aitkul Samakova, ci aveva tuttavia assicurato : "Certamente, il poligono è delimitato. Sul poligono stesso, il livello di radiazione supera da 1,5 a 3 volte le norme. Ma intorno il livello di radiazione è normale e la zona è messa in sicurizza . Non si lascia che  il bestiame penetri nel poligono."

Sul posto, non solo il perimetro irradiato, una superficie di 18 540 km2, non è chiuso, ma gli abitanti dei villaggi vicini mandano lì a pascolare i loro greggi di cavalli, mucche e pecore. Parecchie famiglie abitano da anni nel poligono stesso, esposte ad una radioattività di cui ignorano tutto.

"Capita che una pecora non nasca normale, senza  una zampa o il retro. Ma la si getta subito", spiega Goulnar, 36 anni che abita dal 1996 una fattoria installata nel poligono. "Il sovkhoze [vecchia fattoria di stato dell'epoca sovietica] aveva costruito questi edifici negli anni 70, precisa. Finora, nessuno ci caccia di qui." Ad alcune centinaia di metri della fattoria, un "lago atomico", immenso cratere tra due monticelli di terra, è stato scavato da una delle esplosioni nucleari. Abituata a questo scenario,come è abituata a vivere senza acqua né elettricità, Goulnar assicura che alla  sua famiglia qui piace . Prima di confessare ugualmente che tutto non è completamente normale: "La sorella di mio marito è nata paralizzata, confessa.  Ha 13 anni adesso, non  può ancora muoversi mentre sua madre era normale..."   

Al villaggio di Sarjal, 2 000 abitanti, uno dei più vicini, ad una decina di chilometri dal poligono, gli abitanti non contano più i bambini nati anormali, rachitici, o paralizzati. "In ogni modo, al villaggio, non c'è più nessuna persona sana, dice Altynkhankyzy Aïar, il capo medico  del villaggio. Ho l'impressione che  è sempre peggio. I bambini soffrono di anemia. Gli adulti hanno tutte le malattie possibili, ipertensione, gozzi, cancri, problemi respiratori, malattie cardiovascolari, malattie del rene."
Il più terribile, confida, scoraggiata in una piccola sala nuda del suo dispensario, sono tuttavia le "malattie mentali" sono indote anche dalle  radiazioni. "Dal 1971, ci sono stati più di 200 suicidi nel nostro villaggio, ne ho fatto il conteggio io stesso, racconta, senza potere spiegarsi questa epidemia. Spesso sono dei giovani di 17 o 18 anni, degli scolari che non erano specialmente malati e che  ritroviamo impiccati."

Bolatbek, il professore di disegno, conferma in silenzio. Il suo proprio figlio si è impiccato, nel 1994, all'età di 15 anni. Davanti allo sconforto degli abitanti di Sarjal, la reazione delle autorità è stata di chiudere, nel 1995, il piccolo ospedale di 25 letti che i sovietici avevano lasciato  al villaggio. In questo, non ci sono neanche più farmacie. Per acquistare dei medicinali, gli abitanti devono fare 150 chilometri di strada, gelata la maggior parte del tempo, fino a Semipalatinsk. I malati che devono essere ricoverati pagano loro stessi la loro benzina affinché un'ambulanza li porta in città. "Ogni tanto, una delegazione o un ONG vengono a vederci, interrogarci e notare i nostri problemi, come state facendo voi, sospira il sindaco di Sarjal, Jakhan Daridaev, sembra molto stanco. Poi dicono che riferiranno ai loro superiori e non si sente più parlare  di loro."
 

A Semipalatinsk, la capitale regionale, ad un centinaio di chilometri del poligono, un Istituto scientifico di medicina delle radiazioni e di ecologia è supposto seguire le popolazioni contaminate. "400 000 persone hanno ricevuto delle dosi di radioattività durante le esplosioni tra il  1949 e il  1989, spiega Boris Goussev, direttore aggiunto dell'istituto. Tra esse, 170 000 sono ancora in vita. Ma il più grosso problema che abbiamo oggi, sono i discendenti di questi irradiati, al numero di 200 000 e di età tra  zero e  40 anni." 

Quali sono le loro malattie? Quante nascite di bambini mal formati? Quali cure sono portate a queste popolazioni? 

Il Dr Goussev, già medico in capo di questo istituto quando rilevava direttamente per il  KGB, ha avvertito in anticipo che non accorderà più di "venti minuti". si innervosisce davanti a queste raffiche di domande. "Ho là tutte le cifre, tutte le informazioni necessarie, dice, brandendo un grande quaderno rilegato e sbattendolo fermamente. Ma non  vi dirò niente. I giornalisti non servono a niente . Quelli che devono sapere ciò che succede qui lo  sanno. Non vi dirò niente di più." 

Lo spettacolo dei "funghi"  
 
Pretestando la mancanza di tempo, il Dr Goussev ci caccia  dal suo ufficio, ed inizia una conversazione con una visitatrice, venuta dalla Russia dove abita adesso per farsi  dare un parere di invalidità in seguito alle dosi che ha ricevuto  quando viveva vicino al poligono. Il dottore la rassicura, al suo modo,: "In ogni modo, le radiazioni sono meno nocive che, per esempio, la sauna finlandese. Si, si, è cosi, vi assicuro, la sauna finlandese è molto pericolosa per la salute.... Ed la macchia che avete là sul viso, non è legata in nessun caso alle radiazioni. In nessun caso", ripete, perentorio, dopo un esame di un secondo, sul passo della sua porta. 

Al pianterreno dell'istituto, alcune camere accolgono gli irradiati del poligono per le cure di alcuni giorni. Kalieva e le sue compagne di camera, tre nonne di una sessantina di anni, raccontano come,nella loro gioventù, osservavano "i funghi" delle esplosioni, nel cielo della steppa dove vivevano allora. "Poi, con le esplosioni sotterranee, si sentiva la terra tremare. I lampadari danzavano."

Mezza sdraiata sul suo letto di ospedale, Kalieva mostra il suo gomito, sormontato di una grossa gobba nera, e le sue dita che, dice, "la bruciano": "ho senza tregua l'impressione di mettere le mie dita ghiacciate su una placca cocente. Sono stata licenziata del mio lavoro e non arrivo più a coltivare il mio giardino. I miei due bambini sono morti." Su questo, un'infermiera, chi ha appena scoperto la nostra presenza, esclama: "Ma chi vi ha permesso di entrare qui!!!?... Uscite da qui, non si entra senza autorizzazione!." "E dove si può ottenere un'autorizzazione?" "Uscite da qui!" 

A Sarjal, si vedono talvolta  passare  periti dell'istituto di Semipalatinsk , dicono gli abitanti. "Fanno delle misure. Ci dicono che tutto è normale. Ma non ci mostrano mai i risultati", raccontano all'unisono il medico in capo ed il professeure di fisica della scuola comunale che loro stessi non hanno potuto tenere mai in mano un dosimetro, né vedere i risultati delle "misure." 

Delle tonnellate di metalli radioattivi ricuperati 

  Mantenuti nell'ignoranza, gli abitanti moltiplicano i rischi, recandosi sul poligono dal quale  hanno anche  riportato  questi ultimi anni tonnellate di vecchi metalli e  cavi, residui delle installazioni in abbandono.Molto di questo materiale, probabilmente altamente radioattivi, è stato venduto alla Cina che acquista in massa i vecchi metalli russi. Il resto serve al villaggio, per recintare i cortili per esempio. "Durante due anni, mi sono battuto per provare a convincere gli abitanti che era troppo pericoloso riportare questo metallo del poligono, racconta Bolatbek. Poi ho visto il mio vicino di destra installarsi una barriera in provenienza del poligono, il mio vicino di sinistra installarsi una barriera del poligono. Ho finito per rassegnarmi: a costo di avere le radiazioni, tanto vale avere anche il denaro. perciò sono andato io stesso a  raccogliere il vecchio metallo del poligono..." 

Lorraine MILLOT


Fonte: http://www.sortirdunucleaire.org/index.php?menu=sinformer&sousmenu=revue&page=article&id=279&num=32 Tradotto per Biancheggiando da Fabienne Melmi.

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