sabato 2 luglio 2011

L'ANGOLO DI FABIENNE

COME I PIU GROSSI INQUINATORI DEL PIANETA SI "COMPRANO" LE ORGANIZZAZIONI ECOLOGISTE.














Fin dove le organizzazioni ambientaliste sono pronte a compromettersi per concludere delle partnership con le grandi imprese?
Abbiamo raccolto la testimonianza inequivocabile di una ex dipendente  della potente ONG statunitense Conservation International, Christine MacDonald, giornalista ed autrice del libro Green. Inc. In cambio delle generose donazioni, questa organizzazione aiuta delle multinazionali come Monsanto, BP, Total o Walmart a "rendere più verde" la loro immagine. O consiglia il venditore di armi Lockheed Martin nel  riciclaggio delle schegge   di granate raccolte sui campi di battaglia.

Si può essere al tempo stesso venditore di armi e  proteggere l'ambiente?
Sì, risponde Conservation International, un ONG statunitense. In un video pubblicato dalla rivista inglese Don't Panic, due giornalisti si sono spacciati per  rappresentanti di Lockheed Martin, un'impresa americana che rifornisce  numerosi eserciti di aerei da caccia e bombardieri. Il loro obiettivo? Vedere come l'associazione di preservazione dell'ambiente può aiutarli a "rendere più verde" la loro immagine.

Le azioni in favore dell'ambiente  presentate dai falsi rappresentanti di Lockheed Martin sono perlomeno stupefacenti: "Abbiamo detto loro che una  nostra principale strategia per preservare l'ambiente naturale era il riciclaggio delle schegge di granate delle zone di battaglie, che utilizzavamo per fabbricare delle nuove bombe", racconta Heydon Prowse, un giornalista di Don't Panic. Alcuni argomenti sviluppati sul sito di Lockheed Martin.

Sufficiente per  indignare la rappresentante di Conservation International? Assolutamente no.
Propone ai venditori di armi di diventare membri di un "Consiglio del Business e della sostenibilità " che riunisce già le imprese Cargill, Shell, Monsanto o Chevron -dei modelli di sviluppo duraturo! -e di apparire così sul sito dell'ONG nell'elenco delle imprese impegnate nella protezione dell'ambiente.

Degli "uccelli di preda" come mascotte. In cambio, l'impresa americana deve  pagare 37.500 dollari. E per circa 240.000 dollari, altre opzioni di sponsoring possono essere prese in considerazione. Altre possibilità: sviluppare dei "messaggi verdi" pertinenti o utilizzare gli "uccelli di preda" dell'Africa settentrionale, una specie in pericolo, come  mascotte per Lockheed Martin, attivo nel settore dell'aviazione.

 Per Conservation International, come l'industria petrolifera o quella degli OGM, le imprese di "difesa e di sicurezza" non sembrano essere incompatibili con la difesa dell'ambiente. Northrop Grumman, un'impresa di difesa statunitense, fornitore del Pentagono, fa già parte del suo famoso consiglio di "sostenibilità". Del resto il direttore di Northrop è membro del Consiglio di amministrazione di Conservation International.
Benvenuto al club!
 
Christine MacDonald conosce molto bene Conservation International. Questa giornalista indipendente ha lavorato durante sette mesi, nel 2006, per l'organizzazione ambientalista, nel settore della comunicazione. Dalla sua esperienza e da un lavoro di investigazione che ne ha seguito, ha scritto un libro, "Green Inc. :  An Environmental Insider Reveals How a Good Cause Has Gone Bad" , una sua riflessione molto critica su queste organizzazioni ambientaliste di conservazione. 

Cosa pensate dell'inchiesta realizzata da Don't Panic?  
Christine MacDonald: Sottolinea quanto Conservation International, (CI), ed i suoi rivali tra le grosse associazioni di preservazione dell'ambiente, hanno perso di vista la loro missione nella competizione che si fanno per raccogliere dei doni dalle imprese, (il suo bilancio rasenta i 290 milioni di dollari).

Se sentite come risponde  la responsabile di CI (vedere video in inglese: http://www.dontpaniconline.com/DPTV/undercover-with-conservation-international),  non suggerisce mai che CI  potrebbe aiutare Lockheed Martin a migliorare le sue pratiche ambientaliste. Invece, tutta la discussione è centrata su come CI può aiutare  l'impresa a migliorare la sua immagine legando la sua marca a delle specie in pericolo.

Come spiegare che questa organizzazione ambientalista, come altre, sembra non preoccuparsi della natura delle attività delle grosse imprese con chi sigla degli accordi?
Un dipendente di CI, che ho intervistato dopo la sua partenza dall'ONG, l'ha riassunto in questo modo: per questi gruppi di conservazione, è "sexy"  reclutare dei donatori del mondo dell'impresa, e reclutare le imprese le più inquinanti è ancora  "più sexy". Accumulando le partnership, le organizzazioni ci guadagnano in prestigio: dicono che cosi  sono ascoltate dal mondo dell'impresa e dunque che stanno influenzandole verso un più grande rispetto dell'ambiente. E poiché le ONG sono sempre più numerose a cercare di attirare questi fondi,  è nata  così una vera competizione tra esse.

Queste organizzazioni ambientaliste devono alimentare le loro riserve finanziarie. Funzionano secondo lo stesso modello delle grosse imprese, con dei presidenti, un consiglio di amministrazione, una gerarchia verticale. Ma non fabbricano e non vendono niente. Solo i  loro marchi,  riconosciuti da molta gente, possono riportar loro del denaro.

Come funzionano queste organizzazioni di conservazione dell'ambiente?
Come lo mostra il video di Don't Panic, CI è un gruppo esperto nella valorizzazione del suo nome-il suo marchio-per attirare i fondi. Dei fondi di cui l'organizzazione ha bisogno per pagare gli altissimi  stipendi [il Presidente di CI, Peter Seligmann, ha guadagnato più di 470.000 dollari nel 2010], mantenere  i suoi uffici "chics" ovunque nel  mondo e continuare a ridistribuire ogni anno i suoi milioni di dollari , a gruppi ambientalisti più piccoli e a ricercatori [1].
Questa ridistribuzione a gruppi  più piccoli è molto importante poiché aiuta le organizzazioni come CI a mantenere la loro posizione alta nella gerarchia di quelli che lottano per la conservazione dell'ambiente. Inoltre,  questo peso economico è usato per scoraggiare le altre ONG ambientaliste a criticarli, per paura di perdere i  fondi.

Certe organizzazioni, come il WWF, affermano che devono lavorare mano nella mano con le grosse imprese in modo da farle cambiare. Cosa ne pensate?  
Da decenni,  ONG come CI, The Nature Conservancy (TNC), il WWF, legate a grosse imprese, proclamano che influenzano i loro benefattori del mondo dell'impresa verso un funzionamento più rispettoso dell'ambiente. Ci accorgiamo  facilmente  che i progressi realizzati da queste imprese sono superficiali. L'approccio " corto-termista" che valorizza le logiche borsiste piuttosto che una crescita sostenibile, continua a dominare.

Il che non sembra disturbare  numerose associazioni di preservazione...

Se guardate la composizione dei donatori e dei membri del Consiglio di amministrazione di organizzazioni come CI, WWF o il TNC, è l'elenco telefonico mondano dei peggiori inquinatori del pianeta! Queste stesse imprese finanziano delle campagne di lobbying estremamente costose a Washington per bloccare delle leggi che mirano a rispondere alle poste in gioco climatiche. Attaccano l'Agenzia statunitense di Protezione dell'Ambiente  ed indeboliscono le leggi contro l'inquinamento o per la salute pubblica. Pure utilizzando, parallelamente, i loro legami con questi gruppi ambientalisti per rivalutare la loro immagine pubblica. Da tempo, questi grandi inquinatori sanno fare tacere le critiche. Ogni volta che un'impresa fa una donazione ad un gruppo ambientalista, ciò serve ad "utilizzare" l'organizzazione e ad indebolire le sue missioni.

Quando lavoravate per CI, gli impiegati erano coscienti di questa manipolazione e di questo greenwashing?  
C'erano molte lamentele all'interno di CI su certe delle sue partnership. Particolarmente con le imprese petrolifere come BP e le compagnie minerarie che dovevano rispondere al tempo stesso alle critiche ambientaliste ma anche alle violazioni dei diritti umani. Ma poche persone facevano sentire le loro critiche, anche  dentro all'organizzazione.

Durante una riunione del team della comunicazione, uno dei miei colleghi parlava di progetti per estendere una grossa campagna pubblica condotta con BP. Alcuni giorni prima, avevo letto che BP era stata nominato dall'Agenzia di Protezione dell'Ambiente (EPA) come essendo il proprietario della raffineria la più inquinante del paese. Una dei miei colleghi lo fece notare. Il gruppo reagii' allora come se avesse detto una parolaccia. Nessuno, tra i 30 e 40 presenti, tutti sedicenti ecologisti,  aveva qualche cosa da ridire a proposito della partnership tra CI ed un'impresa che l'EPA-che non si può dire essere  un riferimento di attivisti radicali-aveva designato come il più grande inquinatore del paese. Dopo alcuni minuti di silenzio imbarazzante, la riunione riprese, come se l'osservazione non fosse mai stata fatta. E poco tempo dopo, la campagna con BP è stata avviata.

Come hanno reagito i vostri ex colleghi alla pubblicazione del vostro libro?  
Le reazioni sono state diverse. A parecchi  attuali o ex dipendenti  di CI,  il mio libro è piaciuto. Sono a favore del fatto che queste questioni siano rese pubbliche. Ma per quelli che continuano a lavorare in questo settore, prendere la parola è molto rischioso. Un dipendente  di Nature Conservancy ha perso il posto di lavoro dopo avere fatto l'elogio del mio libro su Internet. Altri, all'interno di  Conservation International, hanno provato a screditare il mio libro come essendo inesatto, ma non hanno avuto veramente successo.

Tre anni dopo la sua pubblicazione, Green Inc. sembra avere più  eco, mentre  numerose persone diventano coscienti che questi gruppi ambientalisti sono debitori nei confronti delle imprese con cui lavorano. Cominciamo a chiederci se questo legame con le imprese inquinanti non è una delle ragioni per cui il movimento ambientalista non è riuscito a mobilitare nella lotta contro il cambiamento climatico. Mi rallegro di vedere un dibattito aprirsi sui mezzi per rivitalizzare il movimento ambientalista. L'incognito è  sapere se questo dibattito condurrà all'azione o no.

Note :  [1] conservation International è partner del WWF, di Care e di centinaia di associazioni e di fondi di preservazione attraverso il mondo.

di  Simon GOUIN 15 Giugno 2011
http://www.bastamag.net/article1550.html
Tradotto per Biancheggiando da Fabienne Melmi. 

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