venerdì 25 febbraio 2011

L'ANGOLO DI FABIENNE

RISCHI LEGATI AL TRASPORTO DI COMBUSTIBILI IRRADIATI
Redazione: Bruno Chareyron, ingegnere in fisica nucleare, responsabile del laboratorio della CRIIRAD. 8 febbraio 2011












Un treno che trasporta un carico di combustibili consumati altamente radioattivi, generati da una centrale nucleare italiana e diretto alla fabbrica di rilavorazione AREVA di La Hague ha attraversato il territorio francese. Sollecitata dai media, la CRIIRAD vuole ricordare un certo numero di generalità sui problemi posti da questi trasporti in particolare dalla irradiazione delle persone ed i rischi in caso di incidente.

1 / l'irradiazione delle persone

I combustibili irradiati emettono degli irraggiamenti molto penetranti, (irraggiamenti gamma e neutroni) che "sono fermati" solo parzialmente dalle "corazze" dei containers di trasporto.

Del resto la regolamentazione sul trasporto delle materie radioattive autorizza un debito di dose potendo arrivare fino a 2 milliSievert /ora al contatto del vagone, ossia un livello di radiazione circa 20 000 volte superiore alla radioattività naturale.

Queste radiazioni si propagano a parecchie decine di metri dal vagone ed espongono a radiazioni ionizzanti le persone che si trovano in prossimità.

Cosi il laboratorio della CRIIRAD ha misurato, nel 1998, un flusso di radiazione gamma nettamente superiore alla normale, a 50 metri da un vagone che trasportava del combustibile irradiato della centrale del Bugey fino alla fabbrica di rilavorazione di La Hague. Il debito di dose gamma-neutroni era più di 500 volte superiore al livello naturale, ad 1 metro del vagone.

La regolamentazione autorizza così la circolazione, nei luoghi accessibili al pubblico, di vagoni di cui il livello di radiazione al contatto può essere tale che in 30 minuti di presenza un individuo possa ricevere la dose massimale annua ammissibile per il pubblico.

Più di 10 anni fa, la CRIIRAD ha lanciato l'allarme su questi problemi che ancora oggi non sono stati risolti .

2 / i rischi in caso di incidente
I convogli di materie altamente radioattivo continuano ad attraversare il territorio francese, circa 5 000 "pacchi" all'anno, senza che gli adetti ai lavori, le popolazioni, e gli eletti dei luoghi attraversati siano informati sui rischi indotti in caso di incidente grave, (incidente di trasporto, atto terroristico, eccetera..).

Bisogna ricordare che il combustibile nucleare irradiato è una sostanza altamente radioattiva che, se fosse messa a nudo, presenterebbe un tasso di radiazione mortale per una persona presente al solo contatto. Ora, gli imballaggi di trasporto sono previsti e testati in scenarii di incidente manifestamente non rappresentativi di tutte le possibili catastrofi.

Per i trasporti di materiali a forte radioattività, di cui i combustibili irradiati fanno parte, le prove riguardano la resistenza agli shock a 50 km/h, (caduta di 9 metri), su bersaglio indeformabile, la resistenza alla perforazione (caduta su un punzone da un'altezza di 1 metro), la resistenza all'incendio, (fuoco di 800 °C durante 30 minuti), la resistenza all'immersione, (sotto 200 m di acqua). Questi parametri sembrano molto irrisori di fronte a certe ipotesi di incidente.

L'ampiezza del parco elettronucleare francese e la scelta della rilavorazione dei combustibili irradiati fanno che il territorio francese sia particolarmente esposto a questi trasporti ad alto rischio, che si trattasse di combustibili irradiati o di materie radioattive e rifiuti radioattivi che sono prodotti al termine della rilavorazione. Inoltre l'aumento dei tassi di combustione ed il ricorso al combustibile MOX fa in modo che i combustibili irradiati siano più radioattivi che nel passato.

L'opacità che regna su tutte le questioni legate al trasporto dei combustibili irradiati è tanto grave quanto queste attività costituiscono uno dei punti particolarmente vulnerabili dell'industria nucleare che sia sul piano della sicurezza o della radioprotezione. Da questo punto di vista, la mancanza d'informazione delle popolazioni non favorisce la messa in opera di una vera politica di radioprotezione e di prevenzione.

Tradotto per noi da Fabienne Melmi. Fonte: http://www.criirad.org/

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