sabato 16 maggio 2009

ADA NEGRI
















ADA NEGRI (1870-1945)

Nasce a Lodi nel 1870 da una famiglia molto umile. Passa un infanzia solitaria nella loggia da portiera dove lavora la nonna. Presto orfana del padre, riesce a studiare grazie ai sacrifici della madre e diviene maestra elementare in un paese vicino a Milano. Nel 1896 sposa Federico Garlanda da cui nel 1904 ha Bianca, sua unica figlia. Pochi anni dopo i due si separano. Successivamente ha una relazione tormentata con un altro uomo, esperienza descritta dalla scrittrice nel libro di poesie "Il libro di Mara". Notata per le sue poesie sociali pubblicate nel 1897 raggiunge di colpo la fama per un volumetto di versi,
"Fatalità" del 1892. La sua opera narrativa più notevole è il romanzo autobiografico "Stella Mattutina" del 1921. Vince il premio Mussolini dell'Accademia d'Italia, di cui nel 1940 è chiamata a far parte. Muore a Milano nel 1945.


GIORNO DI FESTA

Anima stanca, andiam dunque in letizia
per le strade e le piazze, oggi ch'è festa.
Le piccole operaie han tutte in testa
un fiore, e in bocca un riso di delizia.

Ridono al sol d'autunno che riversa
carezze d'oro sugli ippocastani,
ai davanzali rossi di gerani,
alla gente che passa, all'aria tersa.

Non sei dunque tu pure un'operaia
che agucchia sulla tela il suo destino?
Oggi con esse mettiti in cammino,
cantando qualche canzonetta gaia.

Le campane del vespro han le parole
di pace che in lontani tempi udivi:
quando, fanciulla ancor, pei verdi clivi
del sogno errasti a cogliere viole.

E' così dolce vivere il momento
felice, con ingenua contentezza!
Chi te lo toglie, il filtro di bellezza
che adesso bevi come bevi il vento?

Lo so: giostra, fanfara, lotteria,
le arance a un soldo, il ballo popolare.
Tutto questo, lo so, forse è volgare.
Stà fra i semplici il gaudio, anima mia!

Nessuno mai ti darà gioia come
l'agil popolo tuo ch'è si fanciullo
nell'amore, nell'odio e nel trastullo,
né chiede, per sorriderti, il tuo nome!

Segui la giovinetta che s'oblia
nel passo, a fianco del suo forte amante,
e gli s'appoggia, flessile, allacciante,
sussurrando una tenera follia:

va come il fiume verso la sua foce;
va come il sogno verso la sua stella;
fatti ogni giorno una bontà novella,
anima stanca, e canta fin che hai voce!

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